PITTURE

Le tele di Peripoli vanno dalla sua prima produzione informale, erede del suo maestro Emilio Vedova, ma reinterpretato nell’accensione violenta dei colori, alle tele degli anni 2000.

La pittura di Peripoli tende fin dagli inizi alla tridimensionalità, sconfina in spessori, in profondità. Non stupisce allora che le opere successive, dei primi anni Novanta (1991-1995) assemblino pittura e parti scolpite in legno e ferro. Alla ricerca di una sintesi tra l’energia espressiva del colore e la forza emotiva del legno intagliato e bruciato, del ferro macerato dalla ruggine, l’artista ha compiuto un’indagine sperimentale inedita. Un unico ritmo abbraccia allora il dipinto e la scultura, un unico disegno si sviluppa su diversi materiali, e il colore deborda dalla tela per investire anche il legno mentre in altre opere il cromatismo acceso della tela squarcia le superfici slabbrate del ferro, ora color metallo ora arrugginito, in un’esplosione di energia, come nella potente Introspezioni.

Gino Peripoli, La balena che c'è in me, Olio su tela e legno
La balena che c'è in me, olio su tela e legno, cm 149x110 (1993)
Gino Peripoli, Introspezioni, Olio su tela e ferro
Introspezioni, olio su tela e ferro, cm 220x150 (1995)

Nelle tele degli anni Duemila la ricerca artistica di Peripoli sonda nuove possibilità espressive: le superfici di tela grezza, trattata in parte con le resine epossidiche, sono campite da colori uniformi, con una dominanza in rosso, aprono una finestra sull’oltre, nella lastra rettangolare e vetrificata della resina sulla cui trasparenza campeggiano parole tratte dai testi di Eraclito di Efeso, filosofo presocratico capace di uno sguardo notturno ed enigmatico sulla complessità del mondo. In queste tele il furore giovanile, gridato dall’irruenza informale del gesto e del segno, si fa energia implosa, confine sull’oltre, in equilibrio tra il contingente e quella dimensione metafisica che ha sempre affascinato l’artista.

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