La ricerca espressiva di Gino Peripoli: un percorso tra colore e materia

Senso della materia, espressività del colore, dinamismo ed energia dell'immediatezza. Su queste coordinate si snoda il percorso artistico di Gino Peripoli, pittore e scultore che ha realizzato una serie di mostre personali e collettive in Italia, Germania, Svezia, Olanda e Stati Uniti.

Un istinto espressionista lo ha caratterizzato fin dalle sue prime esperienze artistiche: da bambino del resto adorava sventrare sedie imbottite per scoprire la materia viva al loro interno e impiastricciarle con le tinture del salone da parrucchiera di sua madre. Più tardi, dopo il Liceo Artistico a Valdagno, si ritrovò a dover scegliere se seguire, all'Accademia di belle arti di Venezia, il corso di pittura o di scultura. La presenza di Emilio Vedova come docente sciolse gli indugi: sotto la sua sapiente guida si dedicò alla pittura, senza tuttavia rinunciare, sulle orme del potente linguaggio vedoviano, alla forza espressiva della materia. Le sue prime tele, di grandi dimensioni, che gli consentono un rapporto corporeo con l'opera, sprigionano una forte energia espressiva. L'amore di Gino Peripoli per l'arrampicata sportiva si concretizza nel suo fare arte, in un agire che diventa simile alla ricerca del contatto fisico e originario con la roccia. A partire da un fondo realizzato con campiture di colori fortemente contrastanti e bilanciati nel ritmo compositivo, interviene poi con l'immediatezza delle pennellate del colore steso con le mani, del segno graffiato con il fondo del pennello, lasciando impresso nella tela il dinamismo estemporaneo del gesto, in una sensibilità affine all'arte informale, esplorando le possibilità espressive della materia. Una potente energia che evoca la terza dimensione, la profondità, grazie agli intensi contrasti cromatici e al debordare del colore nello spessore delle tele, prive di cornice per rendere il senso del volume. Questi primi lavori anticipano alcuni motivi che rimarranno caratteristici dell'artista nelle opere successive: il gusto per tematiche che sondano il mistero della vita, della conoscenza, del tempo, della verità della natura, l'immancabile allusione ad un oltre, alla trascendenza.

Gino Peripoli, Vis, Olio su tela
Vis, olio su tela, cm 148x146x3 (1991)

Un'opera era particolarmente cara all'artista: un volto intagliato su legno e dipinto che risale al 1981 e che, significativamente, precorre i tempi: la tecnica usata attua quella sintesi tra pittura e scultura che l'artista andrà cercando negli anni successivi; i tratti distintivi di una espressività dunque emergono a poco a poco; fanno capolino per poi riapparire a distanza di anni in un contesto che finalmente di giustifica.

Gino Peripoli, Maria, Acrilico su legno
Maria, acrilico su legno, cm 25x40 (1981)

Il suo percorso si orienta successivamente, in maniera sempre più netta, verso la terza dimensione, alla ricerca di una sintesi personalissima tra pittura e scultura. È così che, in una fase posteriore, accosta alla tela dipinta una tavola di legno incisa con la motosega, in un dialogo ritmico tra colore e materia: indaga quindi su nuovi materiali che inserirà nelle sue opere. Altre tele si bordano di lamine slabbrate di ferro ora color metallo ora arrugginito, sprigionando una potente energia vitale.

Le opere degli anni 1994-95 sembrano aver trovato un'armonia nuova tra pitture e scultura: è il legno e non più la tela a fare da supporto al colore, non serve più accostare alla tela o materiale esterno perché si può scavare direttamente nel dipinto, quasi a mettere a nudo la carne viva della pittura, a rivelare la forza dinamica del gesto anche nel quadro apparentemente più pacato. Si tratta di opere di piccole dimensioni, in cui l'artista ricerca un'essenzialità di linee e di colori, per concentrare la sua espressività in una dimensione più lirica e meno drammatica. E di lirismo si può ragione parlare perché gli ultimi quadri sono nati assieme ad un canto, ad una poesia fiorita nel momento della loro creazione a delle suggestioni che il pittore sentiva nascere nell'atto stesso del dipingere, dello scavare nel legno ma anche in se stesso. È bello allora ricordare almeno un'opera e lasciarsi avvolgere dalla sua poesia; si pensi al peso del cielo, al verde delle montagne, al turchese e al blu degli spazi celesti, alla linea dell'orizzonte, una spaccatura profonda, forte, e ci si immerga nel canto...

Gino Peripoli, Il peso del cielo, Olio su legno
'Il peso del cielo', olio su legno, cm 30x40x5 (1994)
Il peso del cielo
luogo in cui lo spirituale si incontra
con la dimensione terrena
dove gli influssi del vento
si fanno sentire
dove il concetto e la realtà si congiungono
creando una linea immaginaria
tra Terra e cielo
trasformando gli atomi
facendo percepire
il cielo pesante
e la terra leggera

L'instancabile ricerca stilistica dell'artista prende una svolta nelle tele degli anni 2000: colate di piombo fuso, squarci nelle tele, ora irregolari, ora rettangolari come finestre, sono vetrificati con la trasparenza materica delle resine epossidiche.

Gino Peripoli, Oltre il tempo, Olio su tela e resina
Oltre il tempo, olio su tela, resina, cm 140x140 (2002)

È in questa fase che la violenta forza espressionistica lascia spazio a una ricerca informale più pacata, a un ritmo cromatico dove l'immediatezza gestuale si coglie solo in qualche segno, dentro a una composizione più lirica. Non a caso compaiono, su alcune tele, frammenti di aforismi in greco antico del filosofo presocratico Eraclito, indagatore dell'origine dell'universo che gli si rivela nell'armonia degli opposti. «I confini dell'anima non li potrai mai trovare, per quanto tu percorra le sue vie; così profondo è il suo Logos» (Eraclito 45, DK) recita un celebre aforisma eracliteo: ebbene, l'arte di Gino Peripoli intende esplorare la profondità insondabile dell'umano, dove istinto e ragione si fondono, dove la passione diventa spirito e viceversa, in una spinta metafisica che sente tutta la fisicità erotica della corporeità.

La ricerca sulla materia procede parallelamente, negli anni 2000, con le opere in legno: è il momento di sculture di grandi dimensioni, realizzate in legno, ferro e acciaio, come la Danza alla vita esposta a Reggiolo Rolo nel giardino d'arte dell'azienda Pircher. I totem lignei e metallici disposti in cerchio, colorati con pigmenti rossi e blu che ne rivelano le venature, si rifanno alla celebre danza di Matisse, e sembrano muoversi flessuosi in un ritmo tribale. Altrettanto rappresentativa è la scultura monumentale dedicata alla divinità proto-ligure Baigorix, esposta al Museo delle maschere di Ubaga di Pieve di Teco, in una mostra permanente curata da Franco Dante Tiglio, esposizione che riunisce l'interpretazione poetica e plastica di figure mitologiche dell'area ligure da parte di 80 maestri italiani e stranieri dell'arte contemporanea. Divinità ambivalente e affascinante, Baigorix, scultura lignea con grandi corna di ceramica, è dio-toro maschile del tuono e della guerra e nel contempo divinità femminile della pioggia e della fertilità, a testimoniare una religiosità primitiva fatta di paura e di incanto. Per chi guarda la scultura, le diverse prospettive si distinguono e si confondono, provocando una fascinazione che è anche spaesamento.

Gino Peripoli, Baigorix, Olio su legno, ceramica, piombo, vista laterale Gino Peripoli, Baigorix, Olio su legno, ceramica, piombo, vista frontale
Baigorix, olio su legno, ceramica, piombo, cm 450x170x120 (2000)

Accanto alle sculture vere e proprie, Peripoli lavora a opere di legno che, se perdono la forma a tutto tondo, mantengono tuttavia la terza dimensione: si tratta di pannelli di legno, spessi circa dieci centimetri, scolpiti e colorati con densi strati sovrapposti di colore ad olio in tinte vivaci e dai forti contrasti cromatici. Accanto a totem, che spesso innervano frecce verticali, realizza una serie di volti, dai grandi occhi espressionistici, in un ritmo di pieni e di vuoti e in una lavorazione che restituisce la gestualità e l'immediatezza del taglio con la motosega, vero e proprio prolungamento della mano. Anche qui l'esplorazione dei materiali si esprime in uno sperimentalismo che assembla, in questi volti, grumi di ceramica, spruzzi di piombo fuso, colate di resina, a creare ora una corona, come nell'opera Omaggio a Basquiat, ora l'immagine surreale di un cuore-pensiero, come nell'Omaggio a Magritte. L'irruenza informale delle prime opere diviene così concentrata e implosa in questi volti fortemente espressionisti. Con un analogo linguaggio si sperimenta nella creazione di teste in ceramica dipinta con i toni prevalenti del rosso e del blu, colori ai quali Peripoli, attribuisce sempre una valenza simbolica; se il rosso è passione, carne, sangue, il blu rappresenta la tensione verso l'ulteriorità, l'inquietudine e la ricerca di una dimensione spirituale. La ricerca sul materiale ceramico si è sviluppata grazie alla collaborazione con il ceramista Tullio Mazzotti, e alcune opere di Peripoli sono esposte nella fabbrica casa museo della fondazione Mazzotti, prestigiosa sede culturale volta a valorizzare il patrimonio artistico e ceramico che Albissola vanta dai tempi più antichi. La cittadina ligure vide un momento di splendore internazionale nel 1938, quando il nonno di Tullio Mazzotti pubblicò con Marinetti il Manifesto della ceramica futurista: ad Albissola si tennero vari incontri internazionali della ceramica che videro tra i protagonisti artisti del calibro di Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Enrico Baj e Asger Jorn.

Gino Peripoli, Testa in ceramica 2, Ceramica, smalto
Testa in ceramica 2, ceramica, smalto, h. cm 45 (2000)
Gino Peripoli, Omaggio a Basquiat 2, Olio su legno, ceramica, piombo, resina
Omaggio a Basquiat 2, olio su legno, ceramica, piombo, resina, cm 140x85x10 (2001)

Ma l'irrequietezza sperimentale di Gino Peripoli procede e, grazie all'apprezzamento e al ruolo di mentore dell'artista Pino Castagna, affronta una nuova fase del suo percorso artistico e si concentra sul non colore, mettendo in risalto il suo senso plastico e ricercando una nuova essenzialità. Procede così con una serie di sculture che accostano al legno scolpito l'acciaio Corten, in un abbinamento cromatico dato esclusivamente dai colori propri dei diversi materiali. Di questo periodo anche la scultura sonora in acciaio e acciaio Corten presente dal collezionista d'arte Salbego di Thiene (VI), appassionato mecenate di Peripoli e committente di varie opere che sono esposte nella sua collezione accanto a quelle di vari artisti tra cui, uno per tutti, Pino Guzzonato. Due semi cilindri in acciaio Corten all'esterno e acciaio specchiante all'interno si fronteggiano in un'opera site-specific, Conosci te stesso, che include lo spettatore al suo interno come una cassa di risonanza: mentre ne rispecchia l'esteriorità spinge il fruitore a guardarsi dentro. Un'analoga sensibilità si riscontra nell'opera creata per la mostra «Paolina ha 200 anni», realizzata nel 2008 ed esposta a Villa Letizia, a Treviso, per celebrare i 200 anni dell'opera di Antonio Canova che immortala Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, come emblema della bellezza. Ebbene, Gino Peripoli ha realizzato, per tale evento, un cubo in acciaio satinato, con due facce mancanti, dipinto all'interno con uno smalto rosso porpora per evocare il triclinio su cui era adagiata Paolina nel ritratto marmoreo di Canova. Sulla superficie esterna del cubo è applicata la scritta in acciaio Corten «Che cosa sia la bellezza non so», famoso aforisma di Dürer. In quest'opera concettuale l'assenza della figura femminile a cui fa riferimento ne evoca la presenza inafferrabile e affascinante: Paolina, per Canova, si trasfigura nella bellezza stessa che, come la verità, è sempre oltre, in un altrove che Peripoli ha sempre ricercato con la sua arte.

Gino Peripoli, Che cosa sia la bellezza non so, Ferro, smalto, vista esterna Gino Peripoli, Che cosa sia la bellezza non so, Ferro, smalto, vista interna
'Che cosa sia la bellezza non so', ferro, smalto, cm 90x90x90 (2003)
Gino Peripoli, Conosci te stesso, Ferro
'Conosci te stesso', ferro, h. cm 300, diam. cm 150 (2003)

Se l'anima dei materiali è una costante della sua ricerca artistica, un'altra cifra che gli appartiene è il sentire in maniera profonda e istintiva la natura con la sua forza sublime e la sua poesia. Sintonizzato su queste frequenze interiori, ha creato alcune opere ora incluse in percorsi di arte natura: una naiade, ricavata da un tronco locale, sembra danzare lungo il torrente Tasso nel percorso «Sentieri nell'arte» a Pazzon di Caprino veronese, mentre un totem è esposto al «Parco del Sojo Arte e Natura», in una delle più antiche borgate di Asiago, Lusiana. Il parco, inaugurato nel 2005, è curato dall'architetto Diego Morlin e ospita una settantina di opere d'arte contemporanea, realizzate da artisti italiani e stranieri.

Gino Peripoli, Naiade, Legno, torrente Tasso
Naiade, legno (2002)

Non solo la natura, il volto umano, il nesso inestricabile di istinto e ragione, pathos e spiritualità sono il cuore della ricerca artistica di Peripoli, ma anche il mito, come nell'opera «Baigorix», e la storia, come nella scultura realizzata per la mostra del 2009 a Longarone «arte della memoria, Vajont» in ricordo del disastro provocato nel 1963 da una frana all'interno dell'invaso della diga del Vajont con un'alluvione che costò quasi 2000 morti. Due semicilindri di legno, dipinti internamente con pigmento rosso, sostengono al loro interno una lastra di plexiglas obliqua, a simboleggiare la furia delle acque, in cui è scolpita la parola Memorie. La tragicità dell'evento si stempera in un'opera essenziale e potente che intende fare ricordo, restituendo al cuore di chi guarda la sua forza di denuncia e la sua riflessione sul precario piano inclinato del nostro vivere.

Gino Peripoli, Memorie, Legno, pigmenti, plexiglas, vista d'insieme Gino Peripoli, Memorie, Legno, pigmenti, plexiglas, dettaglio
Memorie, legno, pigmenti, plexiglas, h cm 95 x 70 x 65 (2007)

Se Gino Peripoli si è espresso perlopiù con la pittura e la scultura, vanno ricordate anche le incisioni, realizzate stampando lastre di piombo incise con un segno ora nervoso e gestuale, ora geometrico e ritmicamente equilibrato. Notevoli anche le performances in cui ha eseguito dal vivo alcune delle sue opere; si pensi alla performance realizzata per l'inaugurazione della sua personale al Museo Bargellini di Pieve di Cento; nel parco del museo ha scolpito «in diretta» dei totem con la motosega per poi colorarli davanti al pubblico, in un'azione irruente e dolce, tra il grido e il canto, un potente inno alla vita.

Gino Peripoli's expressive research: a journey between color and material

A sense of matter, the expressiveness of colour, dynamism and the energy of immediacy: these are the coordinates along which the artistic journey of Gino Peripoli unfolds. Painter and sculptor, Peripoli has held numerous solo and group exhibitions in Italy, Germany, Sweden, the Netherlands and the United States.

An expressionist instinct has characterised him since his earliest artistic experiences: as a child, he delighted in tearing open upholstered chairs to discover the living matter concealed within them, smearing it with the dyes from his mother's hairdressing salon. Later, after completing his studies at the Art High School in Valdagno (Liceo Artistico), he found himself faced with a choice at the Academy of Fine Arts in Venice: whether to follow the course in painting or sculpture. The presence of Emilio Vedova as a teacher resolved his uncertainty. Under Vedova's insightful guidance, he devoted himself to painting, without, however, renouncing — following the powerful language of his mentor — the expressive force of matter.

His early large scale canvases, which allow him a physical, bodily relationship with the work, release a powerful expressive energy. Gino Peripoli's passion for sport climbing finds a direct correspondence in his way of making art, in an action that becomes akin to the search for a physical and primordial contact with rock. Starting from a ground composed of strongly contrasting colour fields, balanced within the compositional rhythm, he intervenes with the immediacy of paint applied by hand, of signs scratched with the handle of the brush, leaving impressed upon the canvas the spontaneous dynamism of gesture, in a sensibility akin to Art Informel, exploring the expressive potential of matter itself.

A powerful energy evokes the third dimension — depth — thanks to intense chromatic contrasts and to the overflow of colour into the thickness of the canvases, deliberately left unframed to emphasise their volumetric quality. These early works anticipate some motifs that will remain characteristic of the artist in his later works: a taste for themes that probe the mystery of life, knowledge, time, the truth of nature, and the inevitable allusion to a beyond, to transcendence.

Gino Peripoli, Vis, Oil on canvas
Vis, oil on canvas, cm 148x146x3 (1991)

One work was particularly dear to the artist: a face carved in wood and painted in 1981, significantly ahead of its time. The technique employed achieves the synthesis between painting and sculpture that the artist would seek in later years. The distinctive features of an expressive style thus emerge little by little; they peek out only to reappear years later in a context that finally justifies itself.

Gino Peripoli, Maria, Acrylic on wood
Maria, acrylic on wood, cm 25x40 (1981)

His path gradually and increasingly orients itself towards the third dimension, in search of a deeply personal synthesis of painting and sculpture. Thus, in a later phase, he juxtaposes the painted canvas with a wooden panel incised with a chainsaw, establishing a rhythmic dialogue between colour and matter; he then begins to investigate new materials, which he incorporates into his works. Other canvases are bordered with chipped sheets of iron, sometimes metallic in color, sometimes rusty, releasing a powerful vital energy.

The works from 1994-95 seem to have found a new harmony between painting and sculpture: wood, not canvas, serves as the support for color. It's no longer necessary to place the paint on canvas or other external materials, because one can dig directly into the painting, almost as if to lay bare the living flesh of the painting, to reveal the dynamic force of gesture even in the most seemingly calm of paintings. These are small-scale works, in which the artist seeks a simplicity of line and color, to concentrate his expressiveness in a more lyrical and less dramatic dimension. And one can rightly speak of lyricism because the latest paintings were born together with a song, a poetry that blossomed at the moment of their creation, suggestions that the painter felt arising in the very act of painting, of carving into the wood but also within himself. It is beautiful, then, to remember at least one work and be enveloped by its poetry; think of the weight of the sky, the green of the mountains, the turquoise and blue of the celestial spaces, the horizon, a deep, strong rift, and immerse yourself in the song...

Gino Peripoli, Il peso del cielo, Oil on wood
'Il peso del cielo' (The weight of the sky), oil on wood, cm 30x40x5 (1994)
The weight of the sky
a place where the spiritual meets
with the earthly dimension
where the influences of the wind
are felt
where concept and reality meet
creating an imaginary line
between Earth and sky
transforming the atoms
making us perceive
the heavy sky
and the light earth.

The artist's tireless stylistic research takes a turn in the canvases of the 2000s: casts of molten lead, slashes in the canvas — sometimes irregular, sometimes rectangular like windows — are vitrified through the material transparency of epoxy resins.

Gino Peripoli, Oltre il tempo, Oil on canvas and resin
Oltre il tempo (Beyond time), oil on canvas, resin, cm 140x140 (2002)

It is at this stage that the violent expressionist force yields to more measured informal research, to a chromatic rhythm in which gestural immediacy emerges only in occasional traces, within a more lyrical composition. Not by chance, fragments of aphorisms in ancient Greek by the Presocratic philosopher Heraclitus — the investigator of the origin of the universe as revealed through the harmony of opposites — appear on some canvases. «You will never find the limits of the soul, no matter how far you travel; so deep is its Logos» (Heraclitus, DK 45), recites a famous Heraclitean aphorism. Likewise, Gino Peripoli's art seeks to explore the unfathomable depth of the human, where instinct and reason merge, where passion becomes spirit and vice versa, in a metaphysical impulse that fully embraces the erotic physicality of the body.

Research into matter continues in parallel throughout the 2000s with works in wood: this marks a phase of large scale sculptures realised in wood, iron and steel, such as Dance to Life, exhibited in Reggiolo Rolo in the art garden of the Pircher company. The wooden and metal totems arranged in a circle, coloured with red and blue pigments that reveal their grain, recall Matisse's celebrated Dance and seem to move sinuously in a tribal rhythm. Equally emblematic is the monumental sculpture dedicated to the proto Ligurian deity Baigorix, exhibited at the Museum of Masks in Ubaga di Pieve di Teco, within a permanent exhibition curated by Franco Dante Tiglio, bringing together the poetic and plastic interpretations of mythological figures from the Ligurian area by eighty Italian and international contemporary masters. An ambivalent and fascinating divinity, Baigorix — a wooden sculpture with large ceramic horns — is both the male bull god of thunder and war and the female deity of rain and fertility, bearing witness to a primitive religiosity made of fear and enchantment. For the viewer, the different perspectives distinguish themselves and merge, generating a fascination tinged with disorientation.

Gino Peripoli, Baigorix, Oil on wood, ceramic, lead, side view Gino Peripoli, Baigorix, Oil on wood, ceramic, lead, front view
Baigorix, oil on wood, ceramic, lead, cm 450x170x120 (2000)

Alongside fully three dimensional sculptures, Peripoli also creates wooden works that, while abandoning sculpture in the round, nonetheless retain depth. These are wooden panels approximately ten centimetres thick, sculpted and coloured with dense, superimposed layers of oil paint in vivid tones with strong chromatic contrasts. Beside totems often traversed by vertical arrows, he produces a series of faces with large expressionist eyes, structured through rhythms of solids and voids. Their workmanship restores the immediacy and gesture of the chainsaw cut, a true extension of the hand. Here too, material exploration takes the form of experimentation, assembling in these faces, clusters of ceramic, splashes of molten lead and resin pours — sometimes forming a crown, as in Homage to Basquiat, sometimes shaping the surreal image of a heart thought, as in Homage to Magritte. The informal exuberance of earlier works thus becomes concentrated and imploded in these intensely expressionist faces. A similar language emerges in the creation of painted ceramic heads dominated by tones of red and blue colours to which Peripoli always attributes symbolic value: red representing passion, flesh and blood; blue signifying a longing for the beyond, tinged with restlessness and a quest for a spiritual dimension. His exploration of ceramic material developed through collaboration with the ceramist Tullio Mazzotti, and several of Peripoli's works are exhibited in the factory house museum of the Mazzotti Foundation, a prestigious cultural venue dedicated to celebrating the artistic and ceramic heritage for which Albissola has long been renowned. The Ligurian town witnessed a moment of international prominence in 1938, when Tullio Mazzotti's grandfather published the Manifesto of Futurist Ceramics with Marinetti. Albissola subsequently hosted numerous international ceramic gatherings featuring artists such as Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Enrico Baj and Asger Jorn.

Gino Peripoli, Testa in ceramica 2, Ceramic, enamel
Testa in ceramica 2 (Ceramic head 2), ceramic, enamel, h. cm 45 (2000)
Gino Peripoli, Omaggio a Basquiat 2, Oil on wood, ceramic, lead, resin
Omaggio a Basquiat 2 (Homage to Basquiat 2), oil on wood, ceramic, lead, resin, cm 140x85x10 (2001)

Yet Gino Peripoli's experimental restlessness continues. Thanks to the appreciation and mentorship of artist Pino Castagna, he embarks on a new phase, focusing on non colour, emphasising plasticity and seeking a renewed essentiality. He thus develops a series of sculptures combining carved wood with Corten steel, their chromatic unity deriving solely from the intrinsic colours of the materials. From this period also comes the sound sculpture in steel and Corten steel housed in the collection of art collector Salbego of Thiene (Vicenza), a passionate patron of Peripoli and commissioner of several works displayed alongside those of artists such as Pino Guzzonato.

In the site specific work Know Thyself, two semi cylinders of Corten steel externally and mirrored steel internally face each other, incorporating the spectator as a resonant chamber: while reflecting external appearance, the work urges the viewer to look inward. A comparable sensitivity can be discerned in the piece created for the exhibition Paolina Is 200 Years Old (2008), held at Villa Letizia in Treviso to celebrate the bicentenary of Antonio Canova's sculpture immortalising Paolina Bonaparte as an emblem of beauty. For the occasion, Peripoli produced a cube in satin finished steel, with two missing faces, painted inside with a deep purple red enamel to evoke the triclinium on which Paolina reclines in Canova's marble portrait. On the cube's exterior appears the Corten steel inscription «What beauty is, I do not know», a famous aphorism by Dürer. In this conceptual work, the absence of the female figure evokes her elusive and captivating presence: for Canova, Paolina transfigures into beauty itself, which — like truth — always lies beyond, in an elsewhere that Peripoli has consistently pursued through his art.

Gino Peripoli, Che cosa sia la bellezza non so, Iron, enamel, outside view Gino Peripoli, Che cosa sia la bellezza non so, Iron, enamel, inside view
'Che cosa sia la bellezza non so' (What beauty is I know not), iron, enamel, cm 90x90x90 (2003)
Gino Peripoli, Conosci te stesso, Iron
'Conosci te stesso' (Know thyself), iron, h. cm 300, diam. cm 150 (2003)

If the soul of materials is a constant of his artistic research, another defining trait is his deep, instinctive responsiveness to nature with its sublime force and poetry. Attuned to these inner frequencies, he has created works now incorporated into land art routes: a naiade carved from a local tree trunk appears to dance along the Tasso stream in the Paths of Art project at Pazzon di Caprino Veronese, while a totem is exhibited at the Parco del Sojo Arte e Natura in one of Asiago's oldest hamlets, Lusiana. The park, inaugurated in 2005 and curated by architect Diego Morlin, hosts some seventy works of contemporary art by Italian and international artists.

Gino Peripoli, Naiade, Wood, Tasso stream
Naiade (Naiad), wood (2002)

Not only nature, the human face, and the inextricable bond between instinct and reason, pathos and spirituality lie at the heart of Peripoli's artistic research, but also myth — as in the work Baigorix — and history, as in the sculpture created for the 2009 exhibition Art of Memory: Vajont in Longarone, commemorating the disaster caused in 1963 by a landslide into the Vajont dam reservoir, which triggered a flood claiming nearly 2,000 lives. Two wooden semi cylinders, internally painted with red pigment, support an oblique plexiglass slab symbolising the fury of the waters, into which the word Memories is carved. The tragedy of the event is tempered within an essential and powerful work intended to preserve memory, restoring to the viewer's heart both its denunciatory force and its reflection on the precarious inclined plane of human existence.

Gino Peripoli, Memorie, Wood, pigments, plexiglass, full view Gino Peripoli, Memorie, Wood, pigments, plexiglass, detail
Memorie (Memories), wood, pigment, plexiglas, h cm 95 x 70 x 65 (2007)

Although Gino Peripoli has primarily expressed himself through painting and sculpture, his engravings also deserve mention, produced by printing lead plates incised with marks that are at times nervous and gestural, at others geometric and rhythmically balanced. Noteworthy as well are his performances, during which he has created works live — for example, at the opening of his solo exhibition at the Bargellini Museum in Pieve di Cento. In the museum park, he sculpted totems in real time with a chainsaw and then painted them before the audience, in an action both forceful and gentle, between cry and song — a powerful hymn to life.